L’Azienda Agricola “Castel Campo”

I campi di proprietà del castello salgono dolcemente verso sudovest, fino alla frazione di Curè, un villaggio che fu spazzato via dalla peste del 1630, e di cui restano poche case e la cinquecentesca cappella di San Vigilio.

Dai Da Campo ai Trapp a Rautenstrauch, i signori di queste terre, dal ‘200 alla prima guerra mondiale, hanno sviluppato coltivazioni e allevamento, nella campagna che si trova proprio al centro della valle. Si sono coltivati soprattutto cereali, vite, frutta e noci. La famiglia Rasini, dal 1920, ha prima sperimentato diverse produzioni, poi ha per anni concesso i terreni in affitto ad altri.

Anni fa abbiamo fondato una riserva di ripopolamento sulla nostra proprietà, includendo molti terreni circostanti, per tentare di proteggerne la vita selvatica. L’azienda agricola vorrebbe inserirsi in modo armonico nella riserva, producendo senza troppo interferire e anzi collaborando con i sistemi naturali, assecondando la natura e non contrastandola. Effettuiamo minime lavorazioni e semina su sodo, sia per recuperare e conservare la fertilità del terreno che per consumare e inquinare sempre meno. Coltiviamo i nostri cereali in consociazione con leguminose che per natura “lavorano” il terreno e lo concimano.

Produciamo cereali, noci frutta ed erbe spontanee e coltivate. Forniamo foraggio (erba medica e fieno bio) ad una azienda zootecnica vicina. Produciamo inoltre il LIBER-TE’, una tisana di erbe spontanee e non, ottima sia calda che fredda, profumatissima.

I CEREALI

Sembrerà strano, ma il primo scopo dei nostri tentativi di trovare le tecniche ideali per coltivare cereali e ortaggi evitando quasi del tutto di lavorare la terra, oltre che di usare concimi o altro, è di integrare le coltivazioni con la natura che ci ospita.

Cerchiamo di ricostruire la fertilità del terreno e di imitare ciò che in natura accade, a partire dal fatto che un terreno selvatico non resta mai scoperto. In questi anni, mantenendo sempre la copertura del terreno, abbiamo potuto riportare vita in un suolo severamente sfruttato per decenni ed eliminare l’erosione della superficie dei campi.

In consociazione con leguminose che coprono il terreno e allo stesso tempo lo concimano, coltiviamo:

  • khorasan, lo stesso cereale che è stato chiamato “kamut” da chi ne ha registrato un marchio (Bob Quinn, nel Montana, USA).
    Il khorasan deve il suo nome alla parola egizia che indica il grano e che secondo gli egittologi significa anche “anima della terra”. Antenato del grano duro, raggiunge un’altezza due volte superiore a quella del frumento comune ed è molto adatto alla coltivazione in regime naturale e biologico.
  • Farro e farro monococco, saporiti e ricchi di antiossidanti, un vero grano antico, rustico e adattabile ma con rese inferiori al farro moderno e più difficile da lavorare
  • Mais misto di varietà antiche, dal Marano al Pignoletto al Rosso.
Maciniamo i grani con il nostro mulino poco prima della vendita, in modo da conservare il prodotto il più a lungo possibile in granella. La nostra farina e solamente semintegrale o integrale.

Avendo cominciato a coltivarli quando quando localmente non c’era modo di trasformarli, ci siamo resi indipendenti relativamente a tutte le fasi, dalla semina alla decorticazione, alla molitura e il confezionamento. E’ un lavoro che, dalla decorticazione in poi, richiede moltissimo tempo, fatto in buona parte con strumenti e metodi antichi.

Tutti i nostri prodotti sono lavorati e imballati in azienda, in completa indipendenza. L’uso della plastica per gli imballaggi è bandito. Le sementi dei cereali sono generalmente conservate e riseminate anno dopo anno, in modo da favorire il loro adattamento alle condizioni dei nostri campi e ai nostri metodi spartani di coltivazione.

Vorremmo in futuro usare regolarmente il pascolamento come “lavorazione” del terreno prima della semina, collaborando con le vicine aziende zootecniche che cercano di adottare pratiche più naturali di quelle strettamente industriali adottate da decenni.

Le sementi dei cereali sono generalmente conservate e riseminate anno dopo anno, in modo da favorire il loro adattamento alle condizioni dei nostri campi e ai nostri metodi spartani di coltivazione.

EVENTI E COLLABORAZIONI

Oltre ad essere socia della DEGES, l’azienda fa parte dell’associazione Donne In Campo e partecipa a diverse iniziative nelle Giudicarie. Abbiamo, soprattutto all’inizio, collaborato con la Fondazione Mach di San Michele all’Adige, e speriamo di poter promuovere una discussione sui diversi approcci possibili all’agricoltura.

I nostri prodotti e quelli di altre aziende locali vengono usati durante i campi estivi e weekend invernali organizzati a Castel Campo dalla nostra associazione non profit Campo Base che lavora a livello internazionale con bambini, ragazzi e adulti affetti da gravi patologie e con le loro famiglie.

In tutte le nostre altre attività, è naturale per noi fare rete con le varie attività ed aziende della zona. Il momento è cruciale per tentare nuove strade o riprendere quelle antiche che prevedano collaborazione tra le persone e reintegrazione delle attività umane nei sistemi naturali.

Preservare l’intera zona con lo stesso ideale che sostiene gli sforzi per mantenere il castello rispettando la sua essenza e il suo passato, trasforma anche la campagna in una fonte di cultura e conoscenza. Le attività che ospitiamo a Castel Campo, i concerti, le rappresentazioni teatrali, sono ancora più significativi se compenetrati ad un paesaggio e un tipo di agricoltura confacente, venata di storia e tradizione. Qui sarà forse più evidente che certe antiche idee possono aiutare e dare nuova vita a una realtà sofferente e squilibrata.

Come azienda agricola ospitiamo una delle “Scampagnate” del gruppo delle Donne In Campo, con un mercatino di prodotti di aziende di tutto il Trentino, mostre e laboratori artigianali. Da qualche anno conduciamo anche delle semplici “lezioni semiserie sul bosco”, raccontando quanto la profonda relazione con tutte quelle forme di vita e quei materiali fosse importante nel corso dei secoli. Parlare anche di campagna ed agricoltura, in un momento così cruciale, si dimostra utile e stimolante, per adulti come per i bambini.

I NOSTRI PRODOTTI

Attualmente abbiamo in vendita:

  • Libertè: infuso di menta piperita, lavanda, calendula e malva dei nostri campi
  • Farina semintegrale di farro monococco
  • Farina integrale di grano khorasan
  • Farina di mais integrale
  • Noci (secondo stagionalità)

Dal seme alla farina: il ciclo del grano

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L’Agricoltura Conservativa

I campi dell’azienda agricola Castel Campo sono coltivati secondo i principi descritti più sotto dalle linee guida del progetto europeo LifeHelpSoil. Sono principi emersi per noi in modo naturale, senza un’adesione preventiva al progetto, diretti a ridare a questi terreni la loro naturale fertilità e a coltivare interferendo il meno possibile con la vita della fauna selvatica, degli insetti e dei microorganismi che popolano, a buon diritto, questo proprietà. Anche nello sfalcio cerchiamo di rispettare l’intero ciclo delle fioriture e di non far mancare nettare e vegetazione matura agli insetti impollinatori e non. Abbiamo anche lasciato alcune aree incolte e piantato albero e cespugli che andranno a formare un corridoio sicuro per il passaggio degli animali da un lato all’altro dei campi. Ne risulta un’estetica ben diversa dall’ordine consueto delle coltivazioni convenzionali e siamo lungi dall’avere ben chiaro come risolvere problemi colturali e di vario genere, che un agricoltore convenzionale non deve mai affrontare. Per chi attraversa questo campagna lasciamo queste note esplicative, tratte dalla prima edizione delle linee guida del progetto LifeHelpSoil, del 2014.

I PRINCIPI FONDAMENTALI DELL’AGRICOLTURA CONSERVATIVA

La diversificazione colturale, allo scopo di:

a) coprire il terreno e proteggerlo dagli agenti climatici in maniera continua e più efficace possibile;

b) mantenere e migliorare la struttura del suolo attraverso l’azione degli apparati radicali delle piante;

c) stimolare l’attività biologica nel terreno, eliminando periodi di interruzione colturale;

d) limitare i rischi ambientali dovuti alla lisciviazione dei nitrati, all’erosione e al ruscellamento superficiale, alla perdita di biodiversità.

La diversificazione colturale permette, già da sola, di conservare ed arricchire la fertilità del suolo, di assicurare e talora anche di migliorare le rese produttive e di iniziare a ridurre l’impiego di fitofarmaci e favorire l’utilizzo di principi attivi maggiormente ecocompatibili (la nostra azienda non usa nessuna sostanza chimica).

La riduzione delle lavorazioni fino ad arrivare alla “non lavorazione” del suolo protegge l’habitat e l’attività biologica degli organismi che vivono nel terreno. La regola principale da rispettare è quella di ridurre il disturbo del suolo e di non invertire mai gli strati. La diminuzione dell’intensità e delle profondità delle lavorazioni, associata ad un minor numero di passaggi sui terreni, permette di aumentare la fertilità del suolo. L’attività biologica non perturbata e, in particolare, l’attività dei lombrichi prende man mano il posto degli interventi meccanici, completando l’azione di riorganizzazione e strutturazione del suolo fatta dalle radici.

La riduzione delle lavorazioni diminuisce le operazioni meccaniche e le macchine agricole necessarie, la potenza di trazione, i consumi di carburante e le ore di lavoro. Consente inoltre di conservare meglio la sostanza organica del suolo grazie alla diminuzione dell’ossigenazione provocata dalle arature profonde e dall’affinamento eccessivo e ripetuto dei tetti di semina. Protetto dalla colture della rotazione e non perturbato dalle lavorazioni, il suolo, normalmente, sviluppa la sua naturale capacità di infiltrazione e filtrazione dell’acqua.

Di conseguenza, si riduce la lisciviazione degli elementi minerali, diminuisce il ruscellamento, aumenta l’acqua trattenuta nel suolo, si abbassa la sensibilità all’erosione e all’innesco di fenomeni franosi nelle aree collinari.

La copertura del suolo

Per la sua capacità di trattenere acqua, migliorare la struttura e fissare gli elementi nutritivi, la sostanza organica è il pilastro della fertilità dei suoli. In Agricoltura Conservativa tutto è messo in opera per preservare e aumentare lo “stock” di carbonio organico presente nel terreno. I miglioramenti cominciano a manifestarsi quando almeno il 30% della superficie del suolo è coperta, ma quanto maggiori sono i residui tanto più rapidi e significativi sono gli effetti. I residui colturali, insieme alle “cover crop”, assicurano la copertura permanente del suolo, permettono l’alimentazione in continuo dell’attività biologica e hanno un positivo effetto di controllo sulle infestanti.

L’applicazione contemporanea e continuativa dei tre principi su cui si basa l’Agricoltura Conservativa (diversificazione colturale, riduzione delle lavorazioni, copertura del suolo) ricrea gli equilibri biologici necessari per lo sviluppo di ecosistemi agricoli vitali, fertili e capaci di generare benefici ambientali. Dopo l’abbandono delle lavorazioni un suolo condotto in Agricoltura Conservativa torna in genere a rendimenti comparabili dopo 3-5 anni di transizione. Passare all’Agricoltura Conservativa è innanzitutto una “scelta strategica”, che richiede un “approccio di sistema”. Non si tratta affatto di una visione ristretta o riduttiva dell’agricoltura, come fosse un ritorno all’agricoltura del passato. L’Agricoltura Conservativa ha anzi bisogno di più agronomia, più riflessione, più competenza tecnica e più osservazione di quella convenzionale ed esprime un orientamento verso nuovi modi di produrre che sono in continuo divenire.

DEFINIZIONI

Agricoltura convenzionale. Tecnica tradizionale di preparazione dei terreni per le semine, che comprende l’aratura e una serie di successive lavorazioni complementari di affinamento, effettuate con erpici, coltivatori ed altre macchine operatrici simili. L’aratura assorbe molta energia, implica il rivoltamento del terreno ed è eseguita normalmente a profondità di 30-40 cm e talora, soprattutto nei terreni argillosi, anche oltre. Essa, insieme alle lavorazioni che la seguono, altera e disturba fortemente l’attività biologica del suolo. Tale pratica è inoltre dispendiosa economicamente per l’elevato numero e costo delle macchine necessarie per portarla a termine e per l’alto consumo di combustibile che comporta.

Minima lavorazione. Tecnica che prevede la lavorazione del terreno a profondità non superiori a 15 cm, tale da permettere di ottenere con uno/due passaggi di macchina un letto di semina soddisfacente, mantenendo nel contempo una copertura di residui colturali su almeno il 30% della superficie lavorata. Sono compatibili con la definizione di Minima Lavorazione solo le operazioni eseguite con erpici a dischi o altri attrezzi portati, semi-portati o trainati dotati di organi lavoranti non mossi dalla presa di forza o idraulicamente.

No Tillage. Tecnica che prevede come pratica continuativa la semina delle colture direttamente sulle stoppie della coltura precedente, i cui residui vengono lasciati totalmente o quasi (90-100%) sul terreno. Con questa tecnica non viene effettuata nessuna lavorazione del terreno; occorrono tuttavia seminatrici apposite, capaci di tagliare il residuo colturale, di depositare il seme e di ricoprirlo in condizioni di terreno sodivo. Il “No Tillage” (che questa azienda applica in generale) non è una tecnica da applicare di volta in volta, ma si regge sulla sua adozione continuativa, e sullo stabilirsi di un nuovo equilibrio fra elementi fisici, chimici e biologici del suolo. “No Tillage”, “Non Lavorazione”, “semina diretta” e “semina su sodo” sono terminologie differenti che identificano la medesima tecnica, utilizzata oggi su una superficie di 120 milioni di ettari nel mondo (10% delle terre coltivate) in continua crescita anno dopo anno.
Cover Crop. Colture di copertura inserite nella rotazione tra una coltura principale e la successiva allo scopo di dare una copertura adeguata al suolo, apportare residui e quindi biomassa al terreno e stimolare l’attività biologica. Le funzioni delle “cover crop” sono molteplici: proteggono il suolo contro l’erosione e il compattamento, favoriscono il riciclo degli elementi nutritivi, agevolano il controllo delle infestanti e dei parassiti, aumentano la sostanza organica del terreno e ne preservano e migliorano la struttura.

BENEFICI AMBIENTALI DELL’AGRICOLTURA CONSERVATIVA

  • Sequestro di CO2
  • Risparmio di combustibili
  • Controllo dell’erosione
  • Maggiore biodiversità
  • Miglioramento della fertilità.