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Castel Campo

Castel Campo è un castello dalle origini antichissime, che oggi è di proprietà della famiglia Rasini, che lo abita e lo utilizza per numerose iniziative culturali, sociali e legate all’agricoltura. Si tratta in particolare di rappresentazioni teatrali e concerti di grandi musicisti e orchestre che spesso, in cambio di un concerto, soggiornano per un breve periodo presso il castello. La vocazione di “rifugio comunitario” viene così rievocata e nuovamente realizzata con un esito utile per il pubblico, i musicisti e la valle stessa. Gli spettacoli sono tenuti all’interno del cortile e nel fienile, restaurato e riscaldato, del maso detto “Pacomio” a Curé, sempre all’interno della proprietà del Castello.

Il castello, a partire dal 2007, ha ospitato campi estivi; residenze artistiche, teatrali, e musicali; scambi culturali con ragazzi italiani e stranieri; giochi e attività per bambini e adulti legati alla scienza, alla musica, alla natura e all’agricoltura; ma anche laboratori di teatro, corsi sull’orticoltura, mostre d’arte e concerti con artisti di calibro nazionale ed internazionale.

Castel Campo organizza, oltre a numerosi eventi culturali, campi estivi per bambini e ragazzi con patologie gravi e le loro famiglie, atttraverso l’Associazione Campo Base ONLUS. Le attività sono svolte al maso detto “Pacomio”, al castello e sui terreni della proprietà, dove coltiviamo biologicamente molti degli alimenti cucinati durante i campi. Collaboriamo con numerosi enti e persone nella nostra valle e in valli vicine, cercando di far vivere a chi partecipa giornate appassionanti e divertenti spese ad esplorare se stessi e il mondo.

Storia

Il Castello di Campo, nelle Giudicarie Esteriori, sorge su uno sperone di roccia tra il torrente Duina a ovest e il Rio Rezola ad est, isolato dal bosco e dalle rive ripidissime dei due corsi d’acqua. Il luogo era considerato sacro dai romani, che lo dedicarono al dio Silvano, patrono delle foreste. Fu poi adibito a “castelliere” fin dall’antichità, per la difesa della popolazione che vi si trasferiva in caso di pericolo.

Nel 1163 il castello è menzionato per la prima volta in un documento ufficiale insieme alla famiglia dei Campo, che lo abitò per piu’ di 300 anni, contendendosi terre, poteri e ricchezza con altre importanti famiglie trentine. Alla primitiva torre di legno si sostituirono poco a poco costruzioni in pietra e muratura e una prima torre rotonda in pietra verso il 1200. Vi si aggiunse la cappella di S. Nicolò e, intorno al 1400, la seconda torre rotonda.

Il 1300 trascorse tra un’infinità di conflitti e battaglie, mentre la famiglia acquistava sempre maggior potere ed autorità. La popolazione del luogo veniva continuamente danneggiata da pestilenze (notevolmente quella del 1348), razzie e incendi dovuti ai conflitti tra i feudatari. Queste devastazioni portarono nel 1439 alla quasi completa distruzione di Castel Campo, che fu poi ricostruito da Graziadeo da Campo tra il 1444 e il 1457, anno in cui morì.

L’investitura al fratello naturale Nicolò non fu accettata dal vescovo Hack, che trattenne per sé il castello, rifiutando anche la richiesta di Matteo Galasso, cugino di Graziadeo, di subentrare . Nel 1468, la famiglia Trapp ottenne l’investitura e abitò il castello per più di 400 anni, arricchendolo di affreschi e nuove costruzioni.

Nel 1891 i Trapp vendettero il castello al tedesco Teodor Rautenstrauch che fece costruire una nuova torre ottagonale e abbassare il muro che chiudeva il cortile a ovest. Costituì sulle terre circostanti una fiorente azienda agricola che dette lavoro a buona parte della popolazione in un momento di grande miseria e povertà.

Al termine della prima guerra mondiale, il castello si ritrovò in territorio italiano, e Rautenstrauch dovette con gran rammarico tornare in Germania. Nel 1920, il milanese Cesare Rasini comprò Castel Campo e lo fece restaurare su progetto dell’architetto Livio Provasoli e affrescare dal pittore veronese Carlo Donati. Il castello è tuttora abitato dalla famiglia Rasini.

La Cappella di San Vigilio

La cappella , fondata nel 1554 da Nicolò Cimesino, amministratore di Castel Campo, fu costruita probabilmente al posto di una piccola chiesa già esistente. Rispetta l’orientamento classico est-ovest.
All’interno, scritte e graffiti mostrano un utilizzo oggi impensabile delle pareti, come registro di eventi e preghiere, rimasti visibili grazie alla trascuratezza con cui la cappella, come molte altre nella regione, fu mantenuta nel corso dei secoli. Sono ancora visibili il cerchio dietro all’altare e alcune delle 12 croci che tradizionalmente venivano tracciati, incisi o murati sulle pareti interne al momento della consacrazione.
Prima del restauro, i muri erano parzialmente coperti da un semplice strato di calce, databile quasi sicuramente ai tempi della peste del 1630, quando la calce veniva usata come disinfettante. Accanto alla chiesa esisteva forse un piccolo campanile, che appare in uno dei graffiti cinquecenteschi al suo interno.
Nell’abside sono conservati un affresco di modesta fattura e una graziosa decorazione della volta.
La cappella è stata restaurata nel 2008.

Il maso detto “Pacomio”

Il maso detto “Pacomio”, sulla proprietà di Castel Campo, sorge nell’abitato di Curé, la antica Cugredo.

Il maso Pacomio è una tipica costruzione giudicariese, molto antica e ampliata nel corso di diversi secoli. E’ un edificio multifunzionale, magistralmente costruito dagli abitanti di Curé su una pendenza che permette  l’ accesso diretto a tutti e tre i livelli. Il “pont de l’era” permettteva di entrare nel fienile con il carro. A destra del ponte, e anche con una scaletta sul lato sudest, si accede al piano abitativo. Gli ingressi alle stalle del piano inferiore  si trovano sul lato nordest e sul lato sudest. Il tetto era di paglia fino al 1942, quando bruciò e fu sostituito con uno meno inclinato, di tegole. Ora la copertura è di scandole di larice.
Il maso è stato restaurato tra il 2011 e il 2012.
La costruzione adiacente a maso e cappella è un antico forno comunitario, restaurato e in parte ricostruito nel 2019. includeva un piccolo pollaio, una latrina e lo spazio per il grande paiolo da bucato.
I tre edifici, maso, cappella e forno sono in armonia un con l’altro, e si crea, verso la strada una sorta di piazzetta che era forse il centro del villaggio scomparso di Cugredo, da cui  deriva il nome Curé.

La casa era abitata da Pacomio Zambotti, l’uomo di fiducia di Rautenstrauch, proprietario di Castel Campo prima dei Rasini. Costretto a lasciare la valle alla fine della prima guerra mondiale, Rauch (com’era noto) regalò a Pacomio la casa che ora prende il suo nome, e alcuni campi, che i discendenti rivendettero poi, in parte, ai Rasini.

Il maso ha tre piani, l’antica èra, o fienile, in cima; il piano abitativo in mezzo; e i vòlti al piano terra, dove venivano custoditi gli animali.

E’ stato restaurato usando il più possibile materiali locali ed endemici: abete e larice per travi, porte, e finestre; rami di nocciolo intrecciati davanti alle finestre dell’èra; muretti a secco e steccati fatti con la legna del nostro bosco; insoma, conservando il più possibile lo spirito originario della sua costruzione.

Il maso è dotato di un impianto geotermico con 6 sonde a 60 metri di profondità. Una pompa di calore trasferisce la temperatura ottenuta all’impianto di riscaldamento a bassa temperatura che scalda i pavimenti dei tre piani. L’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici installati sul tetto della vicina stalla compensa quella adoperata al Pacomio, che, d’altronde, risulta avere un’efficienza energetica straordinaria. Il fienile, nonostante sia quasi interamente vetrato, per mantenere il rapporto originale tra pieni e vuoti, non ha quasi mai bisogno di essere scaldato: i vetri delle finestre sono a bassa emissività e la dispersione di calore è quasi nulla.

Questa casa offre uno spazio accogliente a molti bambini e ragazzi che partecipano ai nostri campi estivi e agli adulti che si ritrovano per concerti, corsi o seminari.
La grande sala dell’èra, color del miele, tranquillizza e rallegra; tutta la campagna intorno, e il monte Valandro, entrano dalle vetrate e invitano a guardare senza mettere fretta.
E’ un luogo a suo modo perfetto, disponibile ad ospitare tanta gente (o anche pochissima, in un silenzio speciale) con una grazia che è solo sua.

Spazi per Eventi

Castel Campo può ospitare riunioni e piccoli convegni, dal lunedì al venerdì, per un massimo di 100 persone. Gli spazi a disposizione:

IL CORTILE DEL CASTELLO E SPAZI ANTISTANTI

Il cortile può ospitare spettacoli, concerti, buffet, o un numero limitato di tavoli, ovviamente solo in caso di bel tempo. Gli spazi antistanti includono: – l’antica cucina, molto grande; – una sala affrescata al pianterreno (mq 200); – il giardino e la terrazza. Sono disponibili anche due sale comunicanti al terzo piano, capienza 80 persone.

IL MASO PACOMIO E IL FIENILE

L’era del Maso Pacomio può ospitare eventi al chiuso, sono disponibili anche una cucina professionale e la sala da pranzo al piano terra, nei vòlti. Il fienile a 200 m di distanza, invece, può ospitare eventi all’aperto.

Per informazioni e preventivi scrivere a .